il teorema del cavo

…insomma, secondo Xhristòs, incontrato in una taverna nel paese di Arnades, ad Atene e a Salonicco starebbe succedendo adesso la stessa cosa che a Buenos Aires e nell’entroterra del Salento.

Oltreoceano, rasta ossuti impugnano il bandoneon e ci danno dentro con i tanghi della guardia vieja. Nelle masserie pugliesi, insospettabili insegnanti di inglese, a capello cresciuto, indossano intriganti cotè sciupafemmine alla joaquin cortes, e fanno tarantolare tutte le giovani pulzelle che capitano a tiro di tamorra.

e ad Atene…beh, ad Atene e a Salonicco, dice Xhristòs, nei vicoli e negli angiporti c’è chi si fa ricrescere il baffetto sottile dei suonatori di rebetiko, e arma il suo bouzouki per tornare a cantare storie: di donne, di alcool, di abbandoni, di oblio. Timidamente, i nomi di quelli che sono stati inghiottiti dalla dittatura tornano a girare. E anche qui, risuonano le storie dei musicisti in fuga: tutti con il proprio corredo di strumenti piccoli – agili da essere portati via, nascosti, inghiottiti dalle falde delle mantelle corte.

Mi spiace, ma sull’isola non c’è verso di sentire il vero rebetiko…dice Xhristòs, un poco contrito.

ce n’eravamo accorti: noi, senza piccoli strumenti da nascondere, ma ugualmente in fuga. Sulla piazza di Arnades, c’erano tutte le premesse: il sindaco (riconoscibile da: due pacchetti di sigarette, un cellulare e un nescafè frappè. tutto in mano) e il suo discorso ufficiale; la versione isolana della copisteria dei gentili (anche qui: 2000 pieghevoli stampati all’ultimissimo minuto, portati su per i tornanti nel tramonto e nel sudore); un palco di quelli che neanche madonna in vacanza si sognerebbe (luci strobo. occhiodibue. effetto flu etc.).

Ci siamo arrampicati per ascoltare ZOE, la nipotina dei biscotti papadopoulos, che promette “canzoni della Grecia”. Ci troviamo in mezzo a una lite tra tecnico delle luci, tecnico del suono, cavi, effetti lunghi come il ponte sullo stretto di Corinto, inossidabili zot-zot-zot tra i microfoni del palco. Trenta minuti di ritardo. La Zoe e i suoi prodi sempre più affranti nella sala prove-sala trucco-sala cambio. Che altro non è che il bar della piazza (nonnine curiose annesse); dal quale escono tutti i musici, infine, avvolti nelle loro mise e, insieme, in un trionfante aroma di pita ghiros.

La Zoe e i suoi ricevono sorridendo l’omaggio del demarchos: una mattonella in puro marmo con colombe e finestrelle (beh…meglio la mattonella della targa di peltro, no?). poi attaccano il repertorio, con l’impianto che fischia e frigge davanti all’Egeo che si tuffa nella notte. dietro di noi, i tecnici continuano a cambiare cavi: escono casse di canon-canon, jack-jack, jack-canon, e anche cose mai viste. La Zoe fa segno che sul palco (stracarico di luci, ma loro in tutto sono in sei, fissi come le sardine in cinque metri) non si sente una sverza, a parte il batterista. altro che rebetiko. in greco ci trafigge una dolente memoria sanremese (qualcosa del tipo minghi-mietta): dimmi perchè piangi???

…e te lo devo anche dire?

kalinikta sas

Pubblicato in: on Luglio 27, 2008 at 9:52 pm Commenti (1)
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  1. Che fine ha fatto il mediterraneo? O forse ha ragione Alb, eravamo tutti un po’ più freak, una volta!


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