Essere tipi da Routard può piacere o meno, il problema è in realtà: siamo tipi da Routard? Si legge di un pescatore, Stavros, che apre solo per un periodo dell’estate una minuscola taverna vicino ad una chiesa, appena fuori dal porto di Tinos, cucinando il pesce che pesca personalmente. Subito ci pare una dritta stile Routard e vagamente ci viene in mente Enzo, il cuoco di fiducia di Montalbano, e tutti i vari Enzi (Casimiri) sparsi nel mondo.
Dunque, dopo aver percorso 10 chilometri a piedi sfiniti dal meltemi, ci siamo docciati, ci siamo vestiti, in modo inopportunamente elegante per dove stavamo andando, e siamo partiti.
La realtà ha superato le più rosee aspettative anche narrative.
la taverna è una stanza addossata alla chiesa (forse l’ex stamberga del sagrestano ortodosso) che si sta restringendo a mano a mano che, dentro, gli strati di unto avanzano. Stavros è un energumeno burbero con delle mani enormi, talmente enormi che quando impugna la biro per scrivere l’ordine, la penna scompare. I tavolini sono di metallo, sedie modello regista, si mangia sul bordo che costeggia la chiesa. Nessuna insegna, nessun menù attendibile.
Capiamo che la relazione tra noi e lui sarà complicata: emette ruggiti in prevalenza greci, con qualche inserimento di termini basilari (ma fondamentali) in inglese.
Entriamo nella stanza, io vedo che le padelle hanno tutte lo stesso colore nero carbone, il pescatore estrae delle teglie di latta con dentro il pesce fresco del giorno, facciamo segno con l’indice su quello che ci interessa (calamari, gamberi, sgombro) e in questo modo si definisce il nostro ordine. Aggiungiamo Retzina e torniamo al tavolo, lasciando la terza sedia vuota per ospitare il vento incessante.
Improvvisamente si sente del trambusto in cucina, inizia ad uscire una nube densa che odora di pesce, olio, bruciato. Mi sposto per evitare di dover dare fuoco agli abiti la sera stessa.
Dopo poco escono tre piatti di pesce fritto fino alle orecchie, ci rendiamo conto di aver confuso il polipo con i calamari, e questo ci avrà fatto perdere cinquanta punti sul pallottoliere di Stavros. Una quantità di gamberetti fritti da festa del redentore, calamari che continuano a nuotare nell’olio, due sgombri che mi fissano come ritratti da Bacon, senza le loro squame naturali, sostituite da un centimetro di carbone.
Il tutto in realtà è squisito; noi, eleganti, ci ostiniamo a mangiare tutto con forchetta e coltello, sgusciando i gamberetti persino, perdendo gli ultimi cinquanta punti a disposizione sul foglio di calcolo dell’oste.
Leggermente nauseati dal fritto molto presente (la sera prima la frase era stata:”Per qualche sera, basta fritto”), Stavros intuisce il nostro stato neuro vegetativo e ci stupisce con sei fichi freschi che ci ricollegano alla realtà. Nel frattempo il Pope e la sua dama con i loro settant’anni a capo, nerovestiti con abiti lunghi, entrano in acqua sotto di noi molto lentamente, delineando una scena in stile “nuovomondo”, rendendo l’inizio della nostra digestione ancora più surreale e impossibile.
Forse non siamo tipi da Routard.
Un tempo eravamo tutti più freak.
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