Buzzati in spiaggia

Livada è stata tenuta in fondo alla lista. “Paesaggio lunare” nella breve descrizione della Routard, cosa che mi aveva affascinato da subito; ma anche roccia, scogli e dunque clima poco rilassato per passare delle ore con il romanzo di turno e il sole greco. Già arrivarci è stata impresa non da poco per la ginomobile, che si è vista terminare una strada asfaltata alla greca, ma comunque asfaltata, per uno sterrato pieno di sassi e di parti in cemento tremolante.

Una volta arrivati nella piccola piana finale con una velocità di crociera attorno ai 10 km/h, ci attendono altre 6 persone, poco vento, tre surfisti monomaniaci, con tenda per la notte e onde alte più di due metri. La nuotata pare definitivamente tramontata, almeno il vento (che soffia incessantemente da otto giorni) ci sembra meno forte.

Troviamo una piccola zona di sabbia non distante dal mare e riparata dai sassi e quello viene eletto nostro rifugio. Tutto sembra perfetto. Troppo perfetto, a guardare bene intorno a noi. Pochissime persone, un sole caldo, un paesaggio veramente strano: tutta la vegetazione sostituita da pietre, enormi sassi levigati dal vento e dall’acqua, nessuna abitazione nei paraggi, una strada unica oltre alla nostra che taglia la costa per finire al faro, cioè alla fine dell’isola.

Un equilibrio precario: da un momento all’altro può emergere dal mare un palombaro che si trovava in acqua dal 1962, oppure un sommergibile tedesco della seconda guerra mondiale perso nell’Egeo, o ancora un aerostato arrivato fin lì da Parigi causa vento troppo forte.

In realtà mentre mi guardo attorno e cammino verso i sassi per capire che cosa mi sta guardando, succede l’invasione. Animali veri e animali grafici invadono la scena: pesci, foche, capre (sei capre, per la precisione), strane forme di cetacei iniziano a prendere coraggio e si manifestano a noi.

Le rocce sono piene di animali suggeriti dalla forma e completati da una mano, anonima e geniale; due capre si presentano agli umani presenti  in cerca di cibo e compagnia fino a farsi accarezzare, accettando qualsiasi forma alimentare, dal pane al calippo alla fragola. Poi arrivano altre quattro capre, meno socievoli, controllano quello che succede tra noi e le altre due, poi si spostano in cerca di arbusti meno arsi dal sole. Tutto come in un racconto buzzatiano, dove l’atmosfera di un luogo e di un momento sembrano poter precipitare in un istante e mutare in qualcos’altro di surreale.

Una spiaggia che offre più personaggi e mistica del libro che ti sei portato in quel momento; lunare, forse spettrale di notte, ma anche magica.

(Tutte le foto di questo blog sono state scattate da civico42)

Pubblicato in: on Agosto 3, 2008 at 8:40 pm Commenti (1)
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Un Commento Leave a comment.

  1. ciao ragazzi,
    come state???
    siete rientrati a casa?
    dobbiamo organizzare cena!!!!
    baci
    madda


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